La Storia
Articolo di Beppe Ameglio
La Federazione iniziò proprio così, era il 1973.
La ricostruzione storica degli anni 1972 - 1973, i personaggi, i fatti, gli avvenimenti che hanno portato, non senza difficoltà, alla costituzione dell'attuale Federazione Italiana Fuoristrada. Quella che vi proponiamo è la storia, in qualche punto frammentaria, ma non per questo meno interessante, di quanto avvenuto. La storia è intercalata dall'intervento di personaggi di diversa età, la cui testimonianze arricchiscono il racconto di questa nostra Federazione.
Come per tutte le storie così anche per la nostra non è facile individuare nel passato un avvenimento, una vicenda, il suono di una parola, il volto di una persona che faccia esclamare a chi procede a ritroso il sentiero incerto del tempo "Ecco, quello fu l'inizio!".
Ma come, direte voi (e questa è una frase che ricorre spesso nelle favole) se la Federazione celebra oggi 20 anni e se la matematica, come si sostiene da più parti non è un'opinione, ciò significa che la Federazione Italiana Fuoristrada è sorta nel 1973.
E' vero, almeno, fino ad un certo punto. Cerchiamo di scoprire insieme come sono andate le cose o come dovrebbero essere andate, perché in questi casi il condizionale è d'obbligo. E' necessario per comprendere gli albori del fuoristrada risalire al periodo che si può collocare, con una certa approssimazione, all'inizio degli anni 60, dieci anni prima del fatidico 1973, che ci troviamo oggi a festeggiare.
Risali, infatti, a quel tempo la scoperta da parte di molti che il veicolo fuoristrada non è solo un mezzo costruito per la guerra o per il lavoro, ma anche il mezzo ideale per evadere dalle città lungo percorsi inaccessibili alle vetture tradizionali. L'interesse per questo mondo fatto di uomini e di macchine, che nei giorni di festa si arrampicano lungo mulattiere scoscese, guadano corsi d'acqua, attraversano boschi, si impolverano da capo a piedi, risveglia in molti la voglia di avventura e il piacere di misurarsi con una tecnica di guida nuova e inusuale.
In mancanza di dati certi pare abbastanza attendibile l'ipotesi che un gruppo di amici, accomunati dalla stessa passione, decida di ritrovarsi a casa dell'uno o dell'altro per discutere della comune passione. Se poi nella cerchia di amici vi è anche un proprietario di un'officina meccanica, e ciò accade di frequente, il gioco è fatto, abbassata la saracinesca, si può non solo discutere, ma anche "pasticciare un po'" con le braccia, sporche di grasso fino ai gomiti, infilate nel motore.
Se gli "incontri" si protraggono nel tempo, allora diventa indispensabile inventare una denominazione comune che trasformi un'anonima consorteria di fuoristradisti, in qualcosa di più intangibilmente impalpabile. Dopo la titolazione del club, è la volta del "marchio", coniato dopo interminabili discussioni che hanno frantumato amicizie finora ritenute inattaccabili e avviato faide interne destinate a durare nel tempo.
E dopo che il sodalizio ha trovato la sua trasposizione grafica in uno stemma, dalla linea incerta ma piacevole per la vivacità dei colori, sorge spontanea tra i soci la stessa domanda che già Lenin si era posto nel 1918 al termine della rivoluzione d'ottobre: "Che fare?". La risposta, una per tutte, la suggerisce lo stesso Silvano Nutini, nome mitico fra i pionieri del fuoristrada, che scrive a proposito dell'attività del suo club: "Tutti i sabati organizziamo gite che finiscono immancabilmente in ricche merende. Non organizzeremo mai gare a carattere nazionale o regionale, ma solo belle ricognizioni sulle nostre montagne".
E' doveroso ricordare che il programma presentato da Nutini riscosse un certo successo, se il suo club, fondato da sei - sette persone, raddoppia in pochi giorni il numero dei soci ed arriva dopo qualche mese a contare ben 92 affiliati. "Di questi (soci) " - annota diligentemente il segretario - "67 sono tondi e 25 quadri", dove, nel linguaggio iniziatico ed esoterico degli anni del pionierismo si definirono "tondi" coloro che oggi hanno il fuoristrada e domani forse no, e "quadri" coloro i quali, invece oggi non possiedono un fuoristrada, ma potrebbero avercelo domani.
Lo scopo sociale, merenda più merenda meno, l'entusiasmo goliardico nello stare insieme descritto da Nutini vale grosso modo per altre formazioni che, spontaneamente e alla spicciolata, si vanno costituendo qua e là per l'Italia: il Cross Car Club a Torino, l'A.F.S. Associazione Amici del Fuoristrada a Genova, il Panzer a Prato. In quegli anni si costituisce a Bologna anche il Club Nazionale Fuoristrada, ma di questo sodalizio che manifesta già nell'aggettivo "nazionale", mire espansionistiche di più ampio respiro politico e geografico avremo modo di parlare più diffusamente in seguito.
Il periodo delle allegre scampagnate è destinato a durare nel tempo, ma è anche naturale, e qui una volta azzardiamo qualche ipotesi, che durante le gite qualcuno si dimostri più bravo degli altri ad arrampicare lungo una salita o a superare una buca o ancora arrivi con qualche ora di anticipo all'osteria sulla cima della montagna. In questi casi c'è sempre qualcuno che prende nota di ciò che accade, segnando meticolosamente su quell'invisibile taccuino che è la memoria, ogni disgrazia avversaria, attribuendo ad ogni partecipante un simbolico, ma neanche tanto, punteggio: in questo modo la strada che porta alla competizione è tracciata.
Così come nel medioevo i mercati e le fiere costituirono l'occasione d'incontri e scambi commerciali tra mercanti provenienti dalle plaghe più lontane del continente, alla stessa maniera in quegli anni i campi di gara diventano per i fuoristradisti un luogo dove non solo confrontare i propri mezzi, ma soprattutto le proprie idee, che già allora non sempre collimavano del tutto. "Tante teste, tante idee", recita un antico adagio popolare.
Se questo detto viene applicato al mondo del fuoristrada allora la nuova chiave di lettura apre la porta, socchiudendo uno spiraglio su un mondo un po' in subbuglio con gare concomitanti, la totale mancanza di informazioni sui raduni e manifestazioni e soprattutto la mancanza di una regolamentazione unitaria.
Questi piccoli disguidi sono sotto gli occhi di tutti da anni, ma per un ristretto gruppo di appassionati riuniti a Maggiora in occasione del "Minirally d'inverno" (1) sono un rospo difficile da digerire, così difficile da digerire che ad un certo punto (racconta il dottor Alberto Gaidano) il geometra Balzano dopo l'ennesima sfuriata contro l'anarchia e il disordine che imperano nel fuoristrada, esclamo "Un solo argine, una sola soluzione, la Federazione!". Gli altri allora tirato un sospiro di sollievo, alzarono il bicchierino di grappa esclamando all'unisono: "Si! Federazione!".
Il "1° Minirally d'inverno" di Maggiora, dove si alzarono i calici per brindare all'intenzione di fondare la Federazione, fu svolto esattamente il giorno 6 gennaio 1972.
Era il giorno dell'Epifania, che, non si sa se per punizione o per premio ai bravi fuoristradisti, fece nascere l'idea.
Le cronache segnalano che il "1° Minirally d'inverno" vide classificarsi, nel gran pantano determinato da un disgelo, in prima posizione Luigi Martorelli su Gaz 69, davanti a Gianfranco Messina su Mutt M151, seguito da Franco Raso su Jeep e Battista Bellini ancora su Gaz 69.
Le cronache raccontano, ancora, che nell'intento dei propugnatori dell'idea vi era anche quello che la nascita della Federazione avrebbe potuto portare alla creazione di un Campionato Italiano dove, come nei rallyes veri e propri fossero entrate, eventualmente, le squadre ufficiali delle case.
Se vi sembra che la ricostruzione dei fatti sia influenzata da un modulo narrativo Deamicisiano, vi sbagliate di grosso perché andò proprio così. E' probabile che a quel primo bicchiere ne siano seguiti altri, così da portare i presenti a considerare con l'ottimismo liberato dall'alcol e l'entusiasmo della compagnia anche una soluzione obbiettivamente strampalata come poteva essere quella di dar vita sic et simpliciter ad una federazione unica ed unitaria e per lo più a carattere nazionale.
Dai brindisi alla fase operativa il passo è lungo e il cammino incerto e disseminato di trappole. Occorre essere tenaci fondisti e abili navigatori come sono Giovanni Cassini ed Eric Maggiar per non scomporsi più di tanto nel proseguimento dell'impresa.
Del primo avremo modo di parlare diffusamente nelle pagine a seguire. Il secondo invece, il cui nome suona sconosciuto ai più, è un avvocato che quel giorno a Maggiora era intervenuto come sportivo e "da sportivo aveva partecipato al dibattito apportandovi il suo insostituibile patrimonio d'esperienza".
Fu proprio l'avvocato Maggiar, uso a coltivare i propri pensieri nella luce soffusa del suo studio in Corso Italia a Milano, circondato da pochi pregiati pezzi d'antiquariato, a dare forma giuridica ai desideri, alle aspettative di quanti leggevano nella costituenda Federazione punto di arrivo e partenza per il futuro del fuoristradismo italiano, a cui l'avvocato Maggiar si era avvicinato a bordo di una Rover 86, la prima a percorrere le strade lombarde.
Da vero "gentleman" l'avvocato Eric Maggiar, dopo una notte di lavoro passata fianco a fianco con Nino Cassini a trascrivere e riordinare per l'ultima volta gli articoli costitutivi, raggiunge a bordo di una favolosa Alfetta degli anni 30 il ristorante "La Lucciola" di Maggiora (2), dove viene sottoposta ai presenti la bozza dell'atto costitutivo.
Vale la pena di trascrivere integralmente, trattandosi di un importante fatto storico, i nomi delle persone che quella sera si assiepano attorno al tavolo del ristorante, "partecipando" - riferisce infaticabile Gaidano - "costruttivamente al dibattito": Cassini, Formica e Talanti del Cross Car di Torino, Martorelli del Gaz club di Milano, Oliva Lincio e Ribaldone dell'Ossola Fuoristrada, i fratelli Loero e Pizzarini del Genova Fuoristrada Club, oltre naturalmente alla presenza di Zanetta, Allegrini e Balzano dello Sport Club Maggiora che facevano gli onori di casa. "Assenti di rilievo" - annota Gaidano - "i rappresentanti del Club Nazionale Fuoristrada, del Panzer Club di Prato e del Club 3C di Biella". Disguidi postali o precise scelte? E' quello che con una certa curiosità e forse anche un po' d'apprensione si sono domandati i presenti.
Ad ogni buon conto postini distratti o riserve mentali nascoste non impedirono il regolare svolgimento della discussione, che termina a notte fonda con l'elezione di un comitato provvisorio di tre membri: Maggiar, Balzano e Martorelli, che avrebbe dovuto reggere provvisoriamente le sorti della federazione fino all'Assemblea costituente. Il prossimo appuntamento è fissato per il 20 febbraio a Stresa (3). Vale la pena a questo punto di fare qualche riflessione sullo sviluppo cronologico delle date.
Il primo incontro è avvenuto a Maggiora tra il Capodanno e l'Epifania, l'incertezza sulla data rende ancora più avvincente la storia, poi nella serata che con una certa ragionevolezza possiamo collocare tra l'ultimo e o il penultimo giorno di gennaio avviene il nuovo incontro a Maggiora e infine il 20 febbraio a Stresa. Decisamente i promotori della Federazione dovevano avere una gran fretta di concludere e di arrivare alla definitiva costituzione della Federazione. Solo un desiderio di bruciare le tappe, oppure, ma questa è solo una supposizione storica e in parte anche maligna di chi scrive, il tentativo di stanare la volpe dalla tana il più in fretta possibile.
La volpe in questo caso manca del pelo fulvo, ma in compenso ha un titolo di studio, un nome, un cognome, una carica sociale e una città: è il Dottor Edo Ansaloni, presidente del Club Nazionale Fuoristrada di Bologna (3). Ansaloni nato a Bologna all'ombra dell'officina Alfieri Maserati cresce nella città emiliana con il "suono di quei meravigliosi bolidi nelle orecchie" e il rumore assordante che, anche a notte fonda, proviene dalla sala prove sovrasta la dolce melodia della ninna nanna che trasforma le notti dei bambini in sogni popolati di maghi e di fate. E' chiaro che dopo un'infanzia così assordante Ansaloni non poteva che crescere innamorato dei motori e della guida.
Ma è solo nel '43 in piena guerra che Ansaloni si avvicina al fuoristrada, più per necessità che reale passione, costretto a viaggi continui per sfollare lungo impervi percorsi le merci, i mobili e i macchinari dell'azienda. In quel periodo a rendere le strade simili a percorsi di trial provvedevano le mine e i bombardamenti che squarciavano il selciato fino a scoprire le radici degli alberi e il guado era un percorso obbligato allorquando dei ponti non rimaneva che qualche moncone di cemento rimasto da solo nel silenzio a fendere la corrente del fiume.
Fu proprio durante uno di questi viaggi clandestini che Ansaloni incontra una colonna tedesca dell'Afrika Korps. I soldati in ritirata trainano una strana vetturetta che come ricorda lo stesso Ansaloni in un'intervista "mi colpì immediatamente per la sua forma simpatica e perché oltre ai bulloni delle colonnette delle ruote aveva intorno a sé un'altra serie di bulloni che trattenevano i due segmenti delle ruote.
Era lei. La Jeep". Fu un amore a prima vista talmente intenso che pur di poterla guidare Ansaloni all'arrivo degli Americani diventa l'autista del tenente Peter Natale, diventato in seguito famoso per avere cercato di trasformare Rimini e Riccione in una specie di Florida.
La data esatta dell'incontro, avvenuto al ristorante "La Lucciola" di Maggiora, fu Domenica 30 gennaio 1972 alle ore 14, e, quindi, non di sera come scritto nell'articolo.
Con la fine della guerra esplode rumorosamente la voglia di vivere e sul fuoristrada, parafrasando un testo di Paolo Conte " si va che un incanto nel 53". Dal fuoristrada solitario Ansaloni arriva presto alle uscite in compagnia ed alla fondazione del Club Nazionale Fuoristrada la cui costituzione si deve " se vuole conoscere una delle ragioni base" - spiega a Stefano Zanoli che lo sta intervistando - " i figli, la moglie, la famiglia!.
E' uno svago che unisce la famiglia, la cementa e Dio solo sa quanto bisogno ve ne sia oggi. Le mogli sono entusiaste perché possono stare con i mariti e i figli toccano il cielo con un dito perché c'è il brivido e poi perché spesso possono guidare anche senza patente". Naturalmente oltre alla famiglia ci sono anche le competizioni, di cui il club bolognese fu uno dei primi organizzatori e un certo dolore al fianco provocato dal pensiero della nascente Federazione.
Alla domanda dell'intervistatore sulla mancata adesione del CNF alla Federazione (3), Ansaloni non esce allo scoperto. La vecchia volpe glissa abilmente accampando come scusa la fretta, a suo parere eccessiva dei fondatori, si rifugia infine, per giustificare la sua teoria, nell'esempio dell'Associazione Italiana sementieri, finita, per la fretta e la mancanza di dialettica, in un "cul de sac" nella vertenza che l'oppone alle organizzazioni sindacali.
Ad ogni modo conclude Ansaloni, lasciando aperta una porta, è necessario che con gli amici della Federazione ci si trovi, si parli, si discuta, e poi l'accordo si trova". Ma il presidente del Nazionale Fuoristrada, atteso all'incontro di Stresa, preferisce non abbandonare la tana e "la cortesia pur nel rifiuto lo induce a motivare la sua assenza con una lettera che è al centro dell'attenzione generale".
La mancata presenza di Ansaloni non si può ricondurre nella ricostruzione storica all'assenza puramente fisica di una persona, infatti, per molti in quel periodo Edo Ansaloni rappresentava la figura carismatica per eccellenza del fuoristradismo, ritenuta indispensabile, quantomeno decisamente importante per i futuri progetti federali. Inoltre nei venti giorni intercorsi tra la seconda riunione di Maggiora e l'incontro di Stresa più di una voce aveva avanzato dubbi sulla partecipazione alla federazione di clubs non strettamente improntati al fuoristrada classico come appunto erano le associazioni di autocross (3).
Tra discussioni, patemi d'animo, dubbi, qualche incertezza, ma soprattutto con la voglia di costituire qualchecosa di nuovo capace di amalgamare in un'unica voce le istanze dei clubs si arriva ugualmente alla firma dell'atto costitutivo alla presenza del notaio dottor Lincio. Arrivederci a tutti, nuovamente a Stresa, il 26 marzo 1972 per la definizione delle cariche sociali.
I club che firmarono la prima costituzione della Federazione Italiana Fuoristrada a Stresa al Palazzo Dei Congressi erano 12. Erano esattamente: il Cross Car Club di Torino, il Car Cross Country di Biella, lo Sport Club Maggiora, il Genova Fuoristrada Club, lo SCM Gaz di Milano, l'Ossola Fuoristrada Club, la Scuderia Spezzina Autocross, la Scuderia Folgore, la Scuderia Cobra Autocross, la Scuderia Guardaracing, la Scuderia P.P., l'Autocross Barcaccia.
Le ultime cinque Scuderie erano tutte della provincia di Parma o della provincia di Reggio Emilia e organizzavano gare di autocross, così come la Spezzina Autocross ovviamente. La sede si stabilì provvisoriamente a Maggiora in Via Don Minzoni n.1, nell'attesa di trovare idonei locali a Milano.
Si constata che la nascente Federazione era formata da sei clubs da fuoristrada classico e sei da autocross. Questa era anche il motivo per il quale il Club Nazionale Fuoristrada, fondato a Bologna da Edo Ansaloni ed avente vocazione "nazionale" riportando diverse sezioni in Italia (n'erano segnalate a Roma, Milano, Padova, Firenze, Prato, Trento e Parma) non partecipò alla riunione.
In un articolo (redazionale) del settimanale "Autosprint" dei primi di marzo 1972, e titolato "Nata tra le polemiche la Feder - fuoristrada", si rilevava la nascita e la firma del documento di Stresa, ma si poneva l'accento che, contemporaneamente, sessanta aderenti al Club Nazionale Fuoristrada si riunivano per effettuare un raduno definito "nazionale", che oltre all'assemblea prevedeva una "prova speciale sul campo di "gym - cross". Una volta portata a termine, infatti, questa prova, intuitivamente definibile come una gymkana fuoristradistica, su un percorso reso difficile dalle piogge abbondanti cadute nei giorni precedenti, i radunisti dimettevano i panni da fuoristradisti e indossavano quelli di delegati in un'assemblea che votava all'unanimità di respingere l'istanza della creazione di una federazione, soprattutto quella fondata a Stresa.
L'anonimo articolista immetteva, infatti, un'intervista al Dottor Edo Ansaloni che diceva testualmente: "Abbiamo respinto l'istanza per quella federazione in quanto gran parte del gruppo di club che vi hanno aderito non ha niente a che spartire con le macchine fuoristrada. Sono nella quasi totalità vetture assai diverse confezionate con tipi in demolizione e rese idonee a gare che hanno finalità diverse dalle nostre. Infatti, quelle vetture gareggiano in pista, piste accidentate sin che si vuole, ma che nulla hanno a che vedere con i percorsi noi usiamo.
Non vogliamo, con questo, negare loro il diritto di riunirsi in federazione, ma ci sembra che la denominazione assunta sia impropria: sarebbe più logico chiamarla Federazione Cross- Car". Vale la pena di notare che nell'articolo e nell'intervista si ritrova immediatamente la situazione che determinò i problemi citati nell'articolo di Beppe Ameglio, offertovi nelle precedenti pagine: esistevano due anime che si erano fuse nella primigenia idea del vulcanico presidente dello Sport Club Maggiora, l'anima del fuoristradismo e quella dell'autocross.
L'autocross era una specialità già in quel periodo molto attiva che pensò bene di conglobarsi con il fuoristrada classico. Nel seguito della prima annata le divisioni furono inevitabili, e portarono ad una rottura attraverso la quale fu fondata, nella riunione della F.I.F. a Stresa il 20 ottobre 1973, la Federazione Autocross, oggi scomparsa, e il 24 novembre 1973 (ecco perché festeggiamo il 1973 come anno di costituzione) in Maggiora la Federazione Italiana Fuoristrada. E' certo che il Club Nazionale Fuoristrada, che contendeva al Cross Car Club di Torino la data di primigenia fondazione di un club fuoristradistico, non intendeva venire meno alla propria radice di "nazionale", che lo faceva identificare, già nel nome, come una federazione "ante litteram".
E' evidente nell'intervista l'avversione per il nome Cross Car (nome del club che contendeva la palma di primo club italiano e confluito nella nascente federazione), indicato "dispregiativamente" d'affibbiare alla nascente federazione, e l'avversione verso tutto ciò che non era puro fuoristrada.
E' molto bello nel dottor Ansaloni il rapporto, sostenuto più volte anche attualmente dall'attuale Federazione, con il fuoristrada che unisce anche le famiglie. E' molto bello che in un purista del fuoristrada, e in un purista del fuoristrada sportivo, questi concetti fossero ben presenti già allora.
L'atmosfera del nuovo incontro doveva tutto sommato essere rilassata se l'articolo di presentazione del Consiglio F.I.F. si esprime in questi termini " amici fuoristradisti, eccoveli (gli eletti) per nome e per incarico. Li segnaliamo al vostro dissacrante uso verbale".
E' eletto presidente l'avvocato Pier Sandro Bertolin, vicepresidenti: Maurizio Montagna, Alberto Crola; consiglieri: Renzo Melani, Eric Maggiar, Pietro Terenziani, Luigi Martorelli, Giovanni cassini, Giuliano Prampolini. Balzano, Loero, Cassini, Zanetta, Oliva fanno parte della giunta esecutiva. Nella stessa riunione vengono nominati i membri della Commissione sportiva e della Commissione tecnica.
Al neo presidente eletto viene consegnata a pochi giorni dall'elezione un regalo inopportuno: è la copia del regolamento della polizia rurale della Val di Susa che penalizza nella zona quasi totalmente l'attività fuoristradistica. Pier Sandro Bertolin non si scompone più di tanto e preferisce consegnare a Gian dell'Erba, attuale vice - direttore di Tuttosport, le speranze della federazione di " riunire tutti i clubs che praticano tale attività dando loro una veste giuridica e sottoponendoli ad un'unica regolamentazione".
Gian Dell'erba, attento cronista, sa leggere tra le righe le preoccupazioni delle persone e di conseguenza non abbocca titolando il suo articolo " Al nuovo presidente la prima gatta da pelare". Se già il regolamento della Val di Susa era una gatta da pelare , figuriamoci poi pelare la vecchia volpe Ansaloni, che pur se chiuso nel suo Aventino, nondimeno costituiva sempre un problema. Anche Giovanni Cassini doveva covare le stesse ansie, perché nel frattempo si muove, tratta e finalmente la rivista "Fuoristrada" nelle ultime notizie può celebrare l'avvenuto incontro tra il presidente della Federazione Italiana Fuoristrada e il Presidente del Club Nazionale Fuoristrada.
In realtà nel periodo aventiniano Ansaloni, persona d'intelligenza pronta e vivace, deve aver meditato a lungo raggiungendo la conclusione che tirando troppo una corda questa poteva anche spezzarsi. Allora per evitare lo strappo è preferibile accettare l'incarico propostogli dalla F.I.F. di studiare un regolamento per le competizioni 4x4 "incarico che nessun altro è in grado di portare avanti in così felice abbraccio di competenza e passione".
Il linguaggio dello scritto è ampolloso, ma tra le righe traspare soddisfazione per il felice risultato dell'opera di mediazione, cosa quest'ultima che ci fa legittimamente sospettare che l'ignoto articolista fosse sì proprio Giovanni Cassini. Ma l'entusiasmo era destinato a frantumarsi presto, disperso, nei meandri dei regolamento sportivi e nella vertenza che contrappone Federazione e C.S.A.I. sulla giurisdizione sportiva, giurisdizione che entrambi gli enti rivendicano (4).
Sotto l'urto della vertenza anche alcuni equilibri interni alla Federazione incominciano a mostrare la corda. La convivenza tra fuoristrada e autocross inizia a diventare difficile e Alberto Gaidano (autocross) non perde occasione per sbraitare contro "i lunghi letarghi cui i dirigenti di questa zoppicante Federazione ci hanno abituato". Nei fatti bisogna riconoscere che la lotta per affermare l'egemonia nel settore sportivo aveva distolto l'attenzione dagli interessi primari che stavano alla base della costituzione della Federazione stessa.
Ad accrescere la situazione d'incertezza contribuisce in parte il Cross Car di Torino che se ne va sbattendo la porta e in parte la lettera di dimissioni dalla carica di Presidente dell'avvocato Bertolin, dimissioni ovviamente giustificate con la frase di rito "per sopravvenuti impegni di lavoro". A questo punto la Federazione senza una guida e priva di qualche clubs importante sembra finita ancora prima di incominciare a muovere i primi passi se non fosse per l'opera d'attento tessitore politico quale l'infaticabile Giovanni Cassini dimostra di essere.
In questa delicata fase di crisi politica e istituzionale Cassini è ben lontano dal celebrare il funerale della Federazione, anzi, al contrario tutto il suo operato è orientato a perseguire un disegno più vasto: il potenziamento della F.I.F.. E l'iniezione di vitalità deve avvenire innanzi tutto scegliendo l'uomo giusto da porre al vertice della struttura.
L'Assemblea straordinaria si tiene a Stresa il 20 ottobre 1973. Nonostante la durezza della crisi, i clubs sono presenti in gran numero. Il momento è solenne. La scelta del presidente è fondamentale per imprimere nuova vitalità alla languente organizzazione: il futuro presidente deve essere un personaggio forte, dovrà manifestare una personalità decisa, dovrà rappresentare "l'intransigente linea di purezza del fuoristrada" da quanti tentano un'opera di discredito e di disgregazione. Si va al voto ed è subito fumata bianca all'unanimità.
Qualche mese più tardi, tra la soddisfazione generale, la rivista "Fuoristrada" può finalmente titolare l'articolo d'apertura, evidenziato in corpo 30, "Lungo Regno ad Ansaloni". Questa è stata la cronaca di quei giorni e l'inizio di una nuova magnifica avventura. Tutte le informazioni utilizzate nell'articolo sono tratte dai primi numeri della rivista "Fuoristrada". Ringraziamo Giovanni Cassini per averci consentito di scorrazzare liberamente su quelle inestimabili e introvabili pagine.
Ci scusiamo con le persone citate nell'articolo per il linguaggio che a tratti può sembrare irriverente e invece è solo ispiratore dell'affetto e della gratitudine per quello che oggi siamo.
Vi consigliamo di soffermarvi sui problemi dell'allora difficile rapporto con la Commissione Sportiva Automobilistica Italiana, soprattutto per la Federazione Autocross, che maggiore, come numero di gare e di situazioni, si sciolse e confluì direttamente nella C.S.A.I. con una propria Sottocommissione, mentre la Federazione Italiana Fuoristrada, il ruolo della quale non era sicuramente, come per l'autocross, solo l'organizzazione di gare, veleggiò fra alterne difficoltà, mantenendo un rapporto con la C.S.A.I., che costituì una apposita Sottocommissione Fuoristrada, nella quale sedettero già allora i rappresentanti della Federazione.
Dopo la prima parte della storia, pubblicata nell'occasione del ventennale, e dopo accurate ulteriori indagini, per le quali ringraziamo in particolare modo il Dottor Alberto Gaidano di Torino, arriviamo alla storia vera di quella che la Federazione Italiana Fuoristrada celebra da sempre quale propria data di nascita.
Di quello che successe il 20 ottobre del 1973 non abbiamo precise notizie. E' certo che la Federazione Autocross Italiana e i suoi clubs si staccarono dalla Federazione Italiana Fuoristrada che avrebbe, secondo logica, dovuto rimanere già fondata con il famoso documento redatto a Stresa dal Notaio Lincio il 20 febbraio 1972.
La logica fa, inoltre, pensare che a quel punto i vari Clubs, non concordi con la presenza dell'Autocross, avrebbero dovuto aderire. Si sarebbe dovuto nominare un nuovo Direttivo e tutto sarebbe proseguito in un logico rinnovo, senza per questo ricorrere a nuove spese e fatiche. Questa è probabilmente una visione troppo semplice e per i fuoristradisti abituati a ben altre avversità le cose semplici sono impossibili. Sugli avvenimenti, che accadevano, un quadro Ve lo possono dare le interviste con Edo Ansaloni e con Giovanni Bertolini, ma è un dato di fatto che il giorno 24 del mese di novembre 1973 fu nuovamente fondata la Federazione Italiana Fuoristrada.
L'atto fu redatto completamente a mano in Maggiora in Piazza Alcide De Gasperi dal Notaio Armando Cioffi, Notaio iscritto al ruolo dei Distretti Notarili riuniti di Novara e Vercelli. L'atto è iscritto al Repertorio del suddetto Notaio al numero 36.101 e fu registrato il 10 dicembre 1973 al Numero 2601 del Volume 182 presso l'Ufficio del Registro di Borgomanero con l'esazione di lire 4.600 (quattromilaseicento).
L'atto contiene molte correzioni e postille (forse a testimonianza della fretta), ed è costitutivo della F.I.F. (Federazione Italiana Fuoristrada) con sede in Roma. Questo è l'atto al quale la Federazione Italiana Fuoristrada si è sempre riferita nel celebrare le sue date di fondazione, essendo sempre da chi ci ha preceduto considerato come il vero atto di fondazione. Erano presenti e li elenchiamo volutamente nel medesimo ordine nel quale li ha segnalati il pubblico ufficiale:
- Balzano geometra Renato della Sezione Fuoristrada dello Sport Club Maggiora.
- Torreggiani Luciano del Club Nazionale Fuoristrada di Bologna.
- Cerioli Giuseppe del Club Nazionale Fuoristrada di Bologna.
- Moroni Donato dell'Ossola Fuoristrada Club di Ornavasso.
- Oliva Iginio dell'Ossola Fuoristrada Club di Ornavasso.
- Martorelli Luigi del Gaz Club di Peschiera Borromeo.
- Crola Alberto del Club 3c di Biella.
- Messina Gianfranco del Genova Fuoristrada Club.
- D'Erasmo Leopoldo del Genova Fuoristrada Club.
- Sarti Roberto del Panzer Club di Prato.
- Nutini Silvano del Panzer Club di Prato.
- Giardi Roberto del Panzer Club di Prato.
- Procaccini Riccardo del Club Romano Fuoristrada di Roma.
- Bertolini Giovanni del Balestra Club Fuoristrada di Bergamo.
- Martinelli Elpidio del Mago Fuoristrada Club di Ovada.
- De Blasiis Alfonso del Club Romano Fuoristrada di Roma.
- Pusceddu Massimo del Brescia Fuoristrada Club.
Erano, quindi, diciassette i padri fondatori, "esponenti" (questa è l'esatta dizione che ha seguito il notaio) di club fuoristradistici, firmatari dell'atto. I Clubs rappresentati, attraverso i diciassette esponenti, erano undici e secondo la medesima specifica dell'atto erano:
- Sport Club Maggiora,
- Club Nazionale Fuoristrada,
- Ossola Fuoristrada Club,
- Gaz Club di Milano,
- Club 3c (Cross Car Country) di Biella,
- Genova Fuoristrada Club,
- Panzer Club di Prato,
- Club Romano Fuoristrada,
- Balestra Club Fuoristrada,
- Mago Fuoristrada Club,
- Brescia Fuoristrada Club.
Dei succitati lo Sport Club Maggiora, il Club Nazionale Fuoristrada, il Genova Fuoristrada Club e il Balestra Club Fuoristrada fanno parte ancor oggi della Federazione Italiana Fuoristrada, mentre sono sicuramente oggi ancora esistenti il Panzer Club di Prato e il Club Romano Fuoristrada, anche se non associati alla Federazione. Degli altri allo stato attuale non possediamo notizie. Sono probabilmente confluiti in altri club o sono estinti. Alla nostra inchiesta ed alle segnalazioni dei lettori riferirvi di questi cinque clubs, dei quali si sono perse le tracce.
Vi chiederete come mai era assente alla nuova fondazione il Cross Car Club di Torino, socio del quale era Giovanni Cassini, che tanta parte aveva avuto nel cercare di arrivare a quella fondazione?. Il club aderì dopo poco ed è tuttora associato alla Federazione. I motivi per i quali fu assente sono dovuti alla sua fuga dalla precedente gestione ed alla necessità di capire se il secondo tentativo funzionava.
Altri importanti personaggi risultarono, inoltre, assenti, anche se nell'atto erano previsti e furono, attraverso una postilla, dichiarati non presenti. Per questo motivo si ritrovano nell'atto scritti, ma campiti in un riquadro recante un bel numerino di postilla. Sono:
Giuseppe Gordini, attuale presidente del Club Nazionale Fuoristrada in "servizio permanente effettivo da venticinque anni", e da tutti talmente conosciuto da rappresentare un'istituzione nell'istituzione. Gran pilota accettò temporaneamente quella carica per permettere ad Edo Ansaloni di interessarsi della Federazione. Il compito l'ha svolto così bene da rimanervi fino ad oggi. Gli auguriamo di vero cuore altri venticinque anni.
Una notazione: in quella sede avrebbe dovuto essere (si rileva nell'atto) "esponente" del Mago Fuoristrada Club di Ovada. Avvezzo ancor oggi ad offrire favori a chi ne ha bisogno, probabilmente, dietro richiesta fu disponibile a rappresentare quel club, e se fosse stato presente per quello avrebbe firmato.
Alfonso Bertolini, fratello di Giovanni e zio di Enrico e Daniele, attualmente ben conosciuti nel mondo del fuoristrada. Alfonso è altrettanto conosciutissimo nell'ambiente del fuoristrada soprattutto agonistico, perché gran pilota negli anni settanta ed accompagnatore dei fratelli Bertolini su tutti i campi di gara.
Per questo per gli appassionati di raid tout terrain degli anni 80 è conosciuto come lo "zio". In quell'atto avrebbe dovuto essere esponente del Club Romano Fuoristrada. Anche per lui non conosciamo frequentazioni di quel Club. Supponiamo, come per Gordini, la disponibilità a supportare un Club diverso da quello d'effettiva appartenenza.
Queste persone ci piace, per quello che sono e che hanno fatto, considerarle presenti a tutti gli effetti, anche se quel giorno, per motivi che non conosciamo e che nemmeno loro oggi ricordano, furono assenti.
Erano assenti altre due persone segnalate nell'atto. Di una si sono perse le tracce e non conosciamo il suo trascorso fuoristradistico ed è: Bresciani Aristide esponente del Brescia Fuoristrada Club. Dell'altra invece è talmente alta l'importanza e il lignaggio fuoristradistico che l'abbiamo volutamente tenuta per ultima:
Edo Ansaloni, allora presidente e fondatore del Club Nazionale Fuoristrada, che in quella sede fu eletto unanimemente presidente, e che a detta di Giovanni Cassini non volle essere presente per garantire che la nomina a presidente avvenisse nella più completa libertà di tutti i partecipanti alla fondazione.
Visto con le attuali ottiche questo gesto appare forse eccessivo, ma dall'unanime considerazione sull'estrema correttezza del personaggio, da questa è stato dettato, oltre ad un effettivo desiderio di trasparenza, veramente necessaria in quella situazione.
La Federazione era affidata al fuoristradista di più ampia e riconosciuta tradizione, testimone del fuoristradismo puro. Lo affiancavano nella veste di consiglieri eletti a maggioranza a scrutinio segreto i signori: (sempre elencati come li ha elencati il Notaio, probabilmente per i voti che avevano ottenuto): Torreggiani Luciano, Moroni Donato, Crola Alberto, Sarti Roberto e Bertolini Giovanni. La nomina del vicepresidente e la composizione degli altri organi della Federazione fu demandata alla successiva riunione del Consiglio Federale.
Nello statuto erano previsti come Organi della Federazione:
- L'Assemblea Generale
- Il Consiglio Federale composto da cinque o più membri su proposta del Consiglio uscente.
- Il Presidente e il Vice Presidente Federale
- La Segreteria Generale I Sindaci Revisori
- La Commissione tecnico - sportiva
- La Commissione turistico - ecologia di solidarietà civile. (N.B. è scritto così)
Tutti gli organi dovevano rimanere in carica due anni ed era assegnata ai Clubs una rappresentanza di voti delegati pari a: voti 1 fino a 45 soci, voti 2 da 45 fino a 100 soci e voti 3 per oltre 100 soci.
Le strane commissioni erano formate da 1 membro oltre un supplente per ogni associazione "avente almeno dieci soci possessori ciascuno di un veicolo fuoristrada. A questi effetti erano considerati veicoli fuoristrada quelli aventi trazione su almeno due assi ...
I rappresentanti dovevano essere designati dai Clubs tenendo presente le specifiche competenze delle Commissioni ... Le Commissioni potevano deliberare a maggioranza dei presenti ... Alle Commissioni erano demandati gli specifici compiti di grande importanza e comune interesse assegnati dal Consiglio, delimitandone l'area di pertinenza ...
Le Commissioni deliberavano a maggioranza, ed il Consiglio sulla scorta delle loro conclusioni doveva attuare le deliberazioni conseguenti, o se non d'accordo rispedire il tutto alle Commissioni per un'ulteriore delibera, che ove ribadita, ed il Consiglio ancora dissenziente, doveva essere rimessa all'Assemblea Generale per il definitivo voto".
Vi abbiamo tediato con queste frasi tratte dallo Statuto di Fondazione (ovviamente con i verbi al passato e non al presente o al futuro com'erano effettivamente) per fornirvi un classico esempio di costituzionalismo all'italiana, dove nel tentativo di fornire maggior democraticità, si offriva un raro esempio di complicazione e di non definito potere.
In queste Commissioni i padri fondatori non erano certo molto previdenti e il tempo ha dimostrato l'inutilità delle medesime. Dove, invece, erano molto previdenti era nel dotare di tutti i necessari fondi la Federazione: pensate i versamenti di ogni club associato dovevano essere pari a lire 60.000= (sessantamila) per ogni voto delegato e lire 3.000 (tremila) per ogni manifestazione organizzata da un club e lire 1.000= (mille) per ogni iscritto ad un raduno nazionale od internazionale organizzato da un club associato. Analizziamo queste cifre: Se un Club aveva 45 soci ed organizzava nell'annata una gara con 25 iscritti ed un raduno con 50 iscritti (crediate i numeri non erano dissimili, forse addirittura superiori.
I fuoristradisti erano pochi, ma i club e gli eventi che organizzavano erano a questo rapportati) doveva versare: (1x60.000 + 25x3.000 + 50x1.000 = 185.000 lire annue). Confrontate le cifre di allora rapportate al tasso inflattivo intervenuto (potreste tranquillamente moltiplicare per 20 o per 25 volte), e constaterete quale "forza" intendevano dare all'ente che stavano fondando.
Di strada da allora ne abbiamo percorsa veramente tanta. Ringraziamo tutti i "Padri Fondatori" che hanno voluto gettare le fondamenta della nostra costruzione. Oggi se la Federazione è tale, lo si deve al loro intuito, al loro sforzo ed alla loro passione.
Lo si deve a tutti coloro che dopo i "Padri Fondatori" vi hanno messo la loro grande passione e lo spirito di abnegazione. Li ringraziamo tutti, così come ringraziamo coloro che ci hanno segnalato e ricordato questo magnifico cammino. Ci auguriamo sempre di esserne altrettanto degni.
Note in corsivo di MARIO SIMONI