La Storia

Intervista con Edo Ansaloni

Fondatore del primo club nato in Italia, il Club Nazionale Fuoristrada e fondatore e primo presidente della F.I.F.

Domanda: Tu sei stato antesignano nell'amore con il fuoristrada. Quale è stato il primo incontro con la Jeep?

E' stato effettivamente come descritto nel Vostro Fuoristrada 4x4 nel ventennale della fondazione della Federazione: il primo incontro con la Willis fu con lei preda di guerra di una pattuglia tedesca in ritirata.

Poi il giorno della liberazione di Bologna vidi nuovamente quella vettura e mentre le osservavo venni avvicinato da due graduati americani a bordo di una di esse. Mi chiesero dove si trovava Pianoro (località ad alcuni Km da Bologna).

Le mie spiegazioni in inglese imperfetto non li convinsero. Mi fecero segno di salire a bordo e di accompagnarli. Salii entusiasta e, anche in breve viaggio fui rapito da quella vettura.

Successivamente mi venne chiesto di andare a Rimini per fare foto per il Psicological War Bureau. Gli americani pensavano di ricostruire a Rimini un piccola Miami e gli occorreva una documentazione fotografica.

Feci un piccolo servizio fotografico, con le attrezzature dell'epoca, ma incentrato soprattutto sulle rovine della città completamente distrutta. Fu l'occasione per conoscere Peter Natale, ufficiale dell'AMG che venne a Bologna e mi ingaggio come suo autista personale. Mi lasciava portare anche a casa la Willis. Questo mi permetteva di rimirarmela e di metterla a posto in officina. E l'amore aumentò a dismisura.

Quando terminò il servizio per il Tenente Natale, ovviamente, persi la Jeep. Non mi diedi per vinto e comincia a frequentare le aste dei vari residuati bellici (i famosissimi Campi ARAR). Non ero ancora esperto. Partecipavo, ma non riuscivo ad aggiudicarmene una.

Finalmente senza bisogno di vincerla ad un'asta militare la trovai a San Giorgio di Piano a 15 Km da Bologna. Era di proprietà di un mugnaio di nome Bonora, ed era quasi nuova. Era stata costruita dalla Willis nel 1943. Dopo averla conservata per parecchi anni l'ho consegnata all'importatore della Jeep nell'occasione di un acquisto di una nuova.

Il giorno dopo me ne ero già pentito. Telefonai per chiederla indietro, ma la mia prima Willis era già stata imbarcata per l'Arabia, ed ancor oggi la rimpiango e non so cosa darei per riaverla. Ricordo distintamente il suo numero di targa BO 35621.

Domanda: Quale è stata l'origine vera del Club Nazionale Fuoristrada?

L'origine vera del Club Nazionale Fuoristrada fu alla fine degli anni 60. Come detto io ero appassionato di Jeep e stavo molto attento a tutti coloro che si interessavano a quelle autovetture. Senti dire che c'era un mugnaio che faceva cose incredibili con il fuoristrada. Mi raccontarono che faceva esibizioni in fondo al fiume Idice su e giù per la diga. Fu tanto l'interesse che lo volli conoscere e diventammo amici.

Questo mugnaio era Beppe Gordini (attuale presidente del Club). Da lì a fondare il Club il passo fu semplice: io dal 1958 andavo per il mio lavoro negli Stati Uniti e siccome la mia passione era sempre la Jeep andai a trovare a Los Angeles il più grosso venditore, con il quale diventammo amici. Organizzava e partecipava a gare di fuoristrada e con lui andai a vedere la Mint 400 che era una gara che veniva organizzata nel locale tiro a segno.

Ricordo che rimasi impressionato dalla zona di partenza ed arrivo coperta per circa due ettari da un metro di altezza di piattelli rotti sui quali, le fuoristrada passavano. Rimasi entusiasta.

Poi mi portò a vedere anche a vedere altre corse dove vidi ad esempio per la prima volta la famosa "fossa dei serpenti" buca piena di pneumatici e l'irrigazione di terreni con acqua al fine di creare fango. Mi abbonai alla rivista "Four Wheeler" ed in un numero trovai uno statuto base che doveva servire per fondare un club di fuoristrada. Lo tradussi e per qualche mese, tramite lunghe cene in sette od otto persone e fatte a casa mia ad Idice redigemmo uno statuto italiano.

Ritenevamo valida, data l'esperienza, la bozza statunitense, ma dovevamo riportarla alle nostre esigenze e non fu facile arrivare al risultato. Ma il mangiare era buono ed anche il protrarsi delle riunioni non pesò più di tanto.

Nell'autunno del 1969 chiamammo il notaio e fondammo il Club Nazionale Fuoristrada.

Domanda: Perché lo chiamaste Nazionale?

Era così indietro, allora, il fuoristrada che cercammo di dargli una veste in maniera da riunire persone il più possibile. Io ero amico dell'importatore della Jeep e mi segnalava: ne è stata venduta una a Trento, il giorno dopo a Palermo e così via e il nostro pensiero correva a queste persone disperse in tutta Italia e alla maniera di raggiungerle e di raggrupparle.

Non era propriamente l'intenzione di essere una Federazione ante litteram. Era dovuto al fatto che in Italia non c'era nessun'altra struttura salvo il Cross Car Club di Torino nato in date molto vicine a noi, tanto è vero che ci contestarono il nostro diritto di fregiarsi di essere il primo club di fuoristrada fondato in Italia.

Probabilmente il nostro primato è dovuto al fatto che noi prima di loro ci presentammo da un notaio. Loro preferivano i raduni ed i tour anche difficili, noi più l'organizzazione di gare.

Erano fuoristradisti molto puri, tanto è vero, che alla nostra prima manifestazione tenutasi il 1 maggio 1970 alla Pista delle Monte delle Formiche, li chiamammo immediatamente e rimasero un po' sconcertati dal fatto che per necessità di "cassetto" avessimo anche ammesso le due ruote motrici tipo "buggy".

Ma tolto loro e noi in quel momento non c'erano altri. Chiaramente in quella situazione si faceva da faro e riferimento anche per altri: ecco la necessità di sviluppare sotto la nostra egida alcune "parrocchie in giro per l'Italia.

Certo questo è durato poco perché subito dopo noi e il Cross Car Club di Torino è partito il Panzer Club di Prato e subito dopo il Genova Fuoristrada Club. I rapporti fra tutti si strinsero immediatamente, anche se si rivelarono incomprensioni. E di lì la famosa idea gettata a Maggiora di sviluppare un organismo superiore. La Federazione.

Domanda: Come nacque la Federazione e perché ne sentiste l'esigenza?

Non posso che ribadire quanto scritto e citato nei Vostri articoli sull'argomento e direi che non c'è molto da aggiungere. Voglio, peraltro, fare presente che allora noi avvertivamo l'esigenza di non sottometterci alla C.S.A.I..

Sentivamo l'esigenza di fare qualcosa di autonomo. Furono diversi gli incontri con il Dottor Saliti (ancor oggi Segretario Generale della C.S.A.I.) che ovviamente tirando l'acqua al mulino della C.S.A.I. , ci fece capire l'opportunità di non fare questa battaglia che volevamo intraprendere, ma di conservare un'autonomia e identità ma in accordo con la C.S.A.I..

Fu una fortuna che frequentando Roma abbia potuto incontrare una persona come il Dottor Saliti. Io mi resi conto di questo. Tutti allora furono illuminati nel comprendere e scegliere la strada, ma tutto fu dovuto anche alla grande disponibilità del dottor Saliti.

Attraverso questi incontri ed attraverso questa conoscenza, io, che avevo molto afflato per il settore sportivo, mi trovai molto bene e nacquero gli accordi che tuttora sono ancor oggi in funzione, ovviamente rielaborati.

Confermo quanto da Voi scritto sul fatto che noi all'inizio ritenemmo di non aderire perché erano stati inseriti anche i Buggy. Confermo anche che non mi presentai alla prima riunione per permettere a tutti di esprimersi in maniera corretta e libera.

Confermo le grandi doti mediatrici del buon Cassini per il quale nulla era impossibile e tesse la tela per dare amalgama a tutto.

Domanda: Perché ad un certo punto hai lasciato la presidenza della Federazione?

Ho lasciato per problemi miei di lavoro non per beghe interne o verso i clubs o verso la Federazione.

Molto fu dovuto anche alla mia presidenza della Associazione Italiana Sementieri, relativa al mio lavoro, che mi costringeva ad essere spessissimo in giro, anche per il mondo e mi dava l'impossibilità materiale di occuparmi a fondo del settore.